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L’apprensione che si genera, ormai da tempo, su ciò che può comportare l’introduzione dell’innovazione tecnologica è sempre la stessa: quanti posti di lavoro verranno persi e che impatto avverrà nel futuro sui dipendenti.

La robotica e l’intelligenza artificiale sono sicuramente due settori di forte attrazione per tutte le aziende, sempre più consapevoli che la loro integrazione porterà ad una forte e veloce riduzione del personale umano, ma c’è un però da valutare.

Queste nuove tecnologie sono molto esigenti e richiedono del personale molto qualificato per progettarle e farle funzionare a regola d’arte. Quindi, un’azienda fortemente interessata alla robotica, necessita assolutamente di nuove competenze umane per la sua gestione e programmazione, cosa che ad oggi non risulta molto facile, soprattutto la ricerca di personale altamente qualificato, sia di giovane età che già presente nel mercato del lavoro.

Sicuramente una visione futurista del lavoro ci porta a pensare che tra qualche anno le aziende produttive saranno completamente gestite da personale robotico, ma se accadrà, sarà di certo sempre più necessario l’intervento dell’uomo, affinché queste macchine possano essere create e riparate.

Introdurre quindi queste nuove tecnologie non significa per forza “licenziare” ma probabilmente anche “assumere”.

 

 

Tiziana Biasion

Responsabile dello Studio Rossi, Consulente del Lavoro ed Amministratrice del personale di aziende italiane dislocate in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e di multinazionali con headquarters nel Far East.

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