L’Agenzia delle Entrate ha specificato che l’agevolazione per i lavoratori straordinari durante la Fase 1 si applica esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente fino a 40.000 euro annui e percepiti sul territorio nazionale

 

Di recente l’Agenzia delle Entrate ha inteso fare chiarezza sull’applicazione di una delle misure economiche emergenziali maggiormente decisive per la continuità dei servizi durante la fase più critica dell’epidemia di Coronavirus: il bonus 100 euro in busta paga.

Appannaggio dei dipendenti impiegati nelle aziende della filiera agroalimentare e di tutti gli altri settori d’impresa che, pur nel pieno del contagio, non hanno potuto interrompere le attività, questa agevolazione, tradotta in un aumento dello stipendio mensile di 100 euro per i diretti interessati, a un certo punto aveva suscitato più di un dubbio nei datori di lavoro.

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Ne avranno diritto indiscriminatamente tutti coloro che durante l’emergenza si sono recati sul posto di lavoro, si erano domandati negli uffici buste paga?

Oppure intervengono dei criteri di reddito e di inquadramento professionale?

La risposta dello Stato non si è fatta attendere.

Non basta, infatti, essersi recati al lavoro, nei mesi di marzo e aprile, per ottenere il bonus pubblico, bensì è indispensabile, in aggiunta, possedere un reddito annuo non superiore a 40.000 euro.

Quest’ultimo, poi, deve essere reddito esclusivo da lavoro dipendente, percepito durante il 2019 e soggetto a tassazione ordinaria Irpef; non valgono, perciò, i redditi da partita Iva, né tutti gli altri subordinati a tassazione separata o a imposta sostitutiva.

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Casse chiuse, infine, anche per i lavoratori all’estero, ma alle dipendenze di un’azienda italiana: il bonus 100 euro vale soltanto per le mansioni svolte sul territorio nazionale.