Una modifica introdotta a un comma del decreto Cura Italia inserisce la prescrizione del telelavoro per i dipendenti immunodepressi o muniti di legge 104. Al limite modificandone la mansione professionale

 

Non se ne era di certo andato, fatto sta che è tornato a mordere e obbliga ancora una volta lo Stato ad adeguare le norme sul lavoro a uno stato di cose eccezionale.

Ci riferiamo al Coronavirus, la cui seconda ondata di contagi ha indotto il legislatore a modificare le regole in merito allo smart working per i lavoratori fragili.

Chi sono costoro?

Passiamone in rassegna i tipi, indicati dal decreto legge “Cura Italia” dello scorso mese di agosto:

  • Individui immunodepressi
  • Individui affetti da patologie oncologiche
  • Individui sottoposti a terapie salvavita
  • Individui che usufruiscono della legge 104
LEGGI ANCHE:  Riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2022

Ebbene, se, stante la normativa precedente abrogata, l’assenza dal luogo fisico di lavoro delle suddette categorie di impiegati doveva essere considerata dall’azienda come equivalente a un periodo di ricovero ospedaliero, ora, e fino al prossimo 31 dicembre, la medesima assenza non è più equiparabile a uno stato di inagibilità del lavoratore “protetto”, poiché quest’ultimo risulterà operativo in modalità di telelavoro.

Non solo.

Qualora il datore di lavoro si trovasse in difficoltà a trasferire il proprio dipendente catalogato come “fragile” in versione smart working, è comunque tenuto ad allocarlo in questa precisa modalità.

Lo precisa l’art. 26 del succitato decreto legge Cura Italia, alla voce in cui dettaglia che lo smart working è la strada obbligata per le aziende, da perseguirsi “anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto”.

LEGGI ANCHE:  Esonero contributivo per mamme lavoratrici, i chiarimenti dell'INPS

Come a dire che, se una formula per lavorare da casa non c’è, bisogna inventarsela.

Da parte sua, il lavoratore che accederà a questo trattamento dovrà comprovarne il diritto attraverso l’esibizione di uno specifico certificato medico redatto da personale medico o ospedaliero.